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ago
31

Rottamare i vecchi leader politici

E’ di ieri la notizia riferita al giovane sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che, in un incontro pubblico, ha formalmente proposto di “rottamare i vecchi leader di partito” e dare spazio alle nuove leve. L’idea non è di certo nuova ed è, anzi, il cavallo di battaglia di tanti cosidetti “vecchi leader” che con la scusa di promuovere i giovani fanno manbassa di voti e incarichi pubblici. La novità, questa volta, sta tutta nel fatto che risulta del tutto inedito che  un giovane promuova a gran voce se stesso e la sua categoria…
I giovani potrebbero essere veramente l’unica alternativa possibile alle “solite facce”.

E’ alquanto singolare che in Italia a parlare di futuro siano sempre state quelle persone che in realtà hanno sempre e solo condizionato il passato; il futuro, almeno per questione anagrafiche, non li potrà certo vedere protagonisti e allora è giusto, direi doveroso, sacrosanto, che ad occuparsi del futuro politico e sociale di quasto paese siano i giovani.
Liberare l’Italia da Berlusconi non ha senso se al suo posto vengono messe le solite facce magari quelle che adesso stanno all’opposizione. Liberare l’Italia dalle solite facce diventa, quindi, un dovere morale.

ago
17

Addio Presidente

La redazione di ideare Dialogando rende omaggio, nel triste giorno della sua scomparsa, al Presidente Francesco Cossiga.  Grande statista del nostro tempo,  ha saputo fare della autonomia di pensiero e della coerenza una grande arma da opporre al declino della politica e della società.

lug
31

Udite udite eppur si muove…

qualcuno dirà finalmente, qualcuno dirà purtroppo…l’unica cosa certa è che questo era un finale preannunciato. Che Fini e Berlusconi erano una coppia destinata a non durare lo avevano fatto capire da tempo e fra predellini e DDL mal digeriti prima o poi allo scontro frontale ci si doveva arrivare. La storia politica dei due era troppo diversa per poter conciliare la visione politica che ultimamente il Governo Berlusconi e la PDL stavano prendendo. Il Cav, sicurissimo di se e della propria invincibilità, idolo delle folle di pensionati e yuppies che nato socialista alla corte di Craxi si è ritrovato a creare un partito da zero, gestendolo come la sua azienda e come ogni multinazionale che si rispetti, facendolo crescere attraverso acquisizioni a freddo di altre società…Fini, delfino di uno degli illustri della prima repubblica, da cui ha preso solo la dialettica, nasce fascista ma si ritrova ben presto a dover scegliere fra la riserva indiana e l’arena politica, della seconda repubblica, che mal si sposa con le ideologie e più con gli interessi. Se a questo ci aggiungiamo il fatto che Gianfranco, dal 1991, non accetta più di essere la seconda donna di nessuno abbiamo tutti gli ingredienti che portano alla separazione sanguinolenta di ieri…e si che entrambi alle separazioni e divorzi ci sono abituati. Certo è che un politico cresciuto al 3%, in un ambiente che si è sempre schierato con le guardie e mai con i ladri, che ha fatto del garantismo e della legalità la sua bandiera, che era abituato a lavorare sul territorio con i circoli e non con i tesseramenti in discoteca e che imponeva ai propri militanti un cammino politico territoriale ben delineato prima di sbarcare in parlamento e non facili scale mobili per arrivarvici, prima o poi, anche per un mero richiamo romantico, doveva alzare la testa. Ora per il gianfranco nazionale, idolo acclamato dalle folle di sinistra che gli anno perdonato il passato, si apre una stagione difficile fatta di ricostruzione di un tessuto politico territoriale oramai scomparso, perchè leggendo la lista dei deputati e senatori che lo hanno seguito si leggono tanti nomi di illustri pensatori ma nemmeno la minima traccia di persone con i voti sul territorio. E il CAV? beh ora che, come ha detto lui stesso, si è tolto un enorme peso dallo stomaco deve cercare di andare avanti con un parlamento altamente traballante che non da grandi garanzie per il futuro. A questo punto c’è una domanda che questo ultimo giorno di luglio mi attanaglia la mente: ma se fosse Gianfranco il messia che i moderati di centro della arcipelago ex dc aspettavano da 20 anni per risvegliare la Balena Bianca…scriveranno di lui i posteri: nacque allievo di Almirante e morì allievo di De Gasperi…

mag
26

e manomale che Roma è ladrona…

Aprendo oggi le pagine dei quotidiani lo sconforto che prende a chi vive a Roma è davvero indescrivibile.  Dalle prime informazioni che trapelano, circa la nuova manovra che il Governo si appresta a varare, sembrerebbe che ci sia una forte volonta di abbandonare la Capitale al suo destino andando ad incidere pesantemente sull’economia romana. Dei 500 milioni di euro che il Governo Berlusconi aveva promesso per agevolare il piano di rientro per i 9,5 miliardi di debiti lasciati dalla giunta Veltroni, Alemanno ne vedrà meno della metà. Come se questo non bastasse, ad Alemanno che chiedeva come poter far fronte al mancato ingresso di queste risorse, è sto risposto di  applicare una tassa sul turismo che vada ad incidere sia sugli imbarchi e sbarchi aeroportuali sia sui soggiorni presso le strutture alberghiere e che scommettiamo non avrà un bel ritorno su una città che basa gran parte della sua forza economica sul turismo. Oltre questo si è suggerito di creare imposte di scopo per la parziale copertura delle spese di allestimento di nuovi cantieri e investimenti in servizi sociali, innalzare l’addizionale comunale irpef fino al massimo consentito dalla legge, innalzare l’accise sull’energia elettrica e dulcis in fundo l’introduzione del pagamento dell’80% di contributo straordinario sull’incremento di valutazione di un immobile per effetto di interventi urbanistici. Se a questo aggiungiamo, la mannaia che si sta per abbattere sugli statali dal punto di vista retributivo e pensionistico e che, è inutile ribadirlo, si andrà a riverberare sull’economia capitolina visto che roma è la “città degli statali” io credo che non ci sia proprio nulla da ridere. Anzi credo che forse sia arrivato il momento di chiedere chiarimenti su quale sia della frase “dobbiamo fare TUTTI dei sacrifici” la parte che i nostri cari politici non capiscono…

mag
14

Pace, conflitti e giornalismo

Il mio interesse per il Giornalismo di pace (o Peace journalism) ha origine nel 2003 durante un indimenticabile viaggio nello Yemen, sin da allora descritto dai media occidentali come paese “violento e pericoloso” per i turisti che vi si recano. In quel caso la mia fortunata esperienza fu certamente definibile “fuori dal normale” per una turista occidentale, ospite a Sana’a di amici che all’epoca lavoravano in loco per una ONG della cooperazione internazionale. Tuttavia, proprio per questo potei godere di un’ottica privilegiata e poco turistica della realtà quotidiana. Quando due settimane dopo lasciai con rammarico il paese delle mille e una notte cominciai a chiedermi perché la mia iniziale idea della pericolosità del luogo fosse invero così falsata.

Presto detto: nel c.d. giornalismo tradizionale, specie nell’era digitale, le scelte sul cosa e come pubblicare sono oggi condizionate e dettate soprattutto da criteri di tempo (il minore possibile) ed economici. E di solito i conflitti “vendono” meglio della pace. Le notizie, grazie anche al forte potere di immagini violente, vengono spesso riportate in modo che il focus sia sulla violenza, quasi che questa sia sempre l’unica componente di un conflitto: scenario semplificato che non lascia spazio a punti di vista e soluzioni diverse dalla classica dicotomia di un vincente da un lato ed un perdente al tappeto dall’altro, come nella boxe.

Tuttavia, già dagli anni ’70, il Professor Johan Galtung, fondatore dell’International Peace Research Institute di Oslo, per facilitare la trasformazione e risoluzione pacifica dei conflitti ha introdotto un nuovo approccio giornalistico in materia di conflict reporting, definito appunto Peace journalism. Al contrario del giornalismo tradizionale l’approccio del giornalismo di pace, come di altri simili approcci giornalistici, consiste nel rappresentare i fatti in modo da incoraggiare un’analisi più profonda, per fare luce sulle vere ragioni e cause alla base dei conflitti, il più delle volte molto complesse, dando voce e valorizzando le reazioni e soluzioni pacifiche, perché comprendere è il primo passo verso possibili soluzioni “altre” rispetto alla violenza ed alla guerra.

L’approccio consiste quindi nel promuovere, attraverso i media, iniziative di pace, nel fare in modo che anche alle notizie non violente venga dato il giusto risalto (“a fair hearing”), poiché se verranno riportate solo notizie ed immagini violente, l’idea che verrà trasmessa di una specifica realtà è che esiste soltanto la violenza, che innescherà poi altra violenza, in una magari inarrestabile spirale di escalation della violenza originaria.

Analizzare gli eventi ed i conflitti da più prospettive e con minore superficialità consente infatti di offrire al pubblico un quadro più vicino alla “vera” realtà. Quadro più dettagliato ma pur sempre imperfetto, nella consapevolezza che un conflitto é come un iceberg: il 90% galleggia invisibile sotto la superficie. Cause sommerse nel presente e nel passato, da riportare a galla con più fatica per renderle almeno evidenti, se non comprensibili e condivisibili.

Dare voce a più e diversi punti di vista potrebbe quindi significare dare più possibilità di successo a diverse soluzioni di possibile cura e prevenzione, che potenzialmente già esistono ma che non vogliamo vedere o di cui, semplicemente, spesso non abbiamo consapevolezza. Più alternative, meno violenza.

apr
02

(No title)

apr
02

(No title)

Si parla tanto di terrorismo ,di cosa accade tutti i giorni nella nostra splendita Nazione di problemi che affliggono la nostra vita ,si parla di attualità di politica di sport ma si parla poco secondo me di cosa succede ogni giorno a molte ragazze che subiscono violenze.
Sul nostro sito di IDEARE ROMA nella pagina le nostre idee,ci sono proposte,io vorrei inserire questa:
Considerato che, in Italia gli stupri sono maggiori delle morti sul lavoro,e che secondo i dati ISTAT In Italia 6 milioni 743 mila donne dai 16 ai 70 anni hanno subito violenze, di cui un milione e 150 mila nel 2006: 1.400.000 ragazze ha subito violenza sessuale prima dei 16 anni. In Europa il 12-15% delle donne subisce quotidianamente violenze domestiche che rappresentano la prima causa di morte tra i 16 e i 44 anni, ancora prima di cancro, guerre e incidenti”. Il rapporto Istat del 2006 ci riferisce che circa il 30% delle donne ha subito violenze nell’infanzia, e che il 43, 8 % delle donne ha subito uno stupro, o un tentativo di stupro, in luoghi familiari. Il 23,8 % ha subito violenze perpetrate da amici, il 20,2 % dai coniugi e da ex mariti, il 17,4% da fidanzati o ex fidanzati, il 12,3% da conoscenti e solo il 3,5% da sconosciuti.
 Considerato che, la legge n. 66 del 15 febbraio 1996, “Norme contro la violenza sessuale”, sancisce la tutela delle donne,
 Considerato inoltre che, molte sono le vittime adolescenti , basta ricordare ,quella datata 17 novembre 2009, stupro effettuato presso la città di Foggia, perpetràto ai danni di una ragazzina di anni 14 .Considerato che,lo stupro è un crimine e come tale deve essere trattato.
Considerato che,non si è riuscito ha debellare questo fenomeno perchè non interpellare il Governo e mettere in condizioni chi viene aggredito di difendersi .
PROPOSTA Corso di autodifesa nelle scuole e che venga riconosciuta come materia.
Che ne penzate?

gen
21

LA RESA DEI CATTOLICI: nascita di una nuova specie

una campagna elettorale complessa e lunga come quella regionale nasconde sempre al suo interno risvolti più profondi e difficili da leggere ma non per questo meno interessanti. La campagna regionale nel Lazio a cui andiamo incontro vede la candidatura di un esponente radicale nella città dei Papi, nella culla del cattolicesimo e del potere temporale di Santa Romana Chiesa. Detto ciò la domanda sorge spontanea:”chi voteranno i cattolici di centro sinistra?”. Messa cosi la questione si fa spinosa perchè non credo che le posizioni, anche nel paese del vogliamoci bene, di cattolici e radicali siano politicamente conciliabili (anche se Rutelli in questo campo è stato un antesignano). Probabilmente dopo aver assistito alla nascita di un aberrazione politica come quella dei cattocomunisti assisteremo alla nascita di una specie, che da uomo della strada credevo impossibile, i CATTORADICALI. Impossibile perchè non credo che la fede e i suoi dogmi o insegnamenti possano passare in secondo piano nella vita di un cattolico rispetto ad un voto popolare e perchè la difesa della vita e della famiglia non sono valori che si possono svendere al discount della real politik. Per concludere, credo che questa tornata elettorale sarà di notevole interesse per chi avrà voglia di capire quanto sia reale ai giorni nostri l’influsso della Chiesa sull’agire del cattolico moderno e quanti siano a livello di numeri reali quelli che si professano cattolici e che al banco di prova lo sono davvero e non a parole.
Come a dire, alle urne (e Santa Romana Chiesa) l’ardua sentenza…

gen
18

“Pari o dispare”?

L’11 gennaio è stato presentato alla stampa a Roma il Comitato “Pari o dispare”, nato il 19 dicembre 2009 con il fine di promuovere la parità tra uomo e donna nel mondo del lavoro per favorire, sulla base della “meritocrazia”, lo sviluppo di una società con maggiore equità, efficienza e crescita per tutti (quindi non solo delle “carriere” delle donne): di uno sviluppo, cioè, inteso in termini di benessere collettivo.

Mentre, infatti, secondo Emma Bonino, presidente onoraria del Comitato, in Italia ancora “Si nasce pari e si diventa dispare”, in molte realtà all’estero, come spesso accade in materia di pari opportunità, si va nella direzione opposta: l’8 gennaio 2010 il settimanale The Economist ha positivamente titolato “We did it!” (“Ce l’abbiamo fatta!”) la notizia che le donne hanno raggiunto e superato la metà della forza lavoro negli Stati Uniti, commentando che nei paesi in cui si continueranno ad “ignorare” i benefici in termini sociali di questo dato “si pagherà un alto prezzo in termini di spreco di risorse umane e di frustrazione della popolazione”.

In Italia, al contrario e per citare solo alcuni dei più rilevanti dati attuali, il tasso di occupazione delle donne è il più basso dell’Unione Europea ad eccezione di Malta e siamo ancora molto lontani dal target di Lisbona del 60% per l’occupazione femminile. Secondo la classifica del c.d. gender-gap redatta dal World Economic Forum, poi, ci troviamo “al 72° posto per la disparità uomo-donna, al 96° per partecipazione e opportunità nell’economia, all’88° per partecipazione al lavoro, al 91° per reddito da lavoro”. Non solo, nel nostro paese lavora meno di una donna su due (al Sud meno del 30%!) e mediamente, a parità di qualifica e incarico, una donna è pagata un quinto in meno di un collega uomo.

Tuttavia, il più grave problema italiano è quello della scarsissima presenza femminile in posizioni c.d. “apicali”, a dimostrazione del fatto che il ben noto “soffitto di cristallo” (detto anche “pavimento di colla”) è ancora lontanissimo dall’essere infranto e che sul lavoro tuttora persiste la c.d. “segregazione verticale”, così come del resto anche quella “orizzontale” (cioè per “materie di competenza”), considerati i pressoché quasi inesistenti “incarichi” a donne in settori tipicamente maschili quali, per esempio, l’economia e la finanza.

Che si propone, quindi, il neo costituito Comitato di cui fanno parte donne, uomini e associazioni convinti della necessità di operare in tal senso per raggiungere la parità nel mondo del lavoro sulla base della meritocrazia?

Intanto quello di essere una specie di “Authority” di riferimento e di “monitoraggio e sorveglianza” contro le discriminazioni di genere, considerato che, nonostante la Direttiva europea n. 54 del 2006 (sull’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego) prevedesse espressamente l’istituzione di una Agenzia pubblica indipendente, quest’Agenzia, in Italia, manca.

Ovviamente il Comitato “Pari o dispare”, non essendo dotato di poteri istituzionali, applicherà la c.d. “moral suasion” ed il principio “comply or explain” (rispettare le pari opportunità dando giustificazioni sul perché ciò non viene fatto), già utilizzato all’estero: chiederà cioè, sia alle aziende private che alle pubbliche amministrazioni, di spiegare perché sono o non sono state cercate, assunte o promosse le donne. Dopodiché, come avviene per altri fini in occasione della festività della Befana, per premiare chi ha adottato pratiche e politiche “virtuose”, cioè di rispetto delle pari opportunità, ogni anno il Comitato consegnerà ai premiati una moneta da un euro di cioccolata e a chi invece discrimina le donne verrà consegnata della carbonella zuccherata.

Quest’anno per la prima volta il premio dell’euro di cioccolata è stata assegnato a Susanna Cenni, ex assessore alle Pari Opportunità della Regione Toscana, che ha promosso l’approvazione della legge regionale n. 16/2009 sulla “cittadinanza di genere”, che si pone l’obiettivo, per la regione, di “rimuovere ogni ostacolo che si frappone ad una piena parità di genere nella vita sociale, culturale ed economica” prevedendo idonei strumenti di supporto quali, ad esempio, “analisi di genere” e “bilancio di genere”. Il carbone di zucchero è stato invece assegnato a varie istituzioni che, per la nomina dei propri rappresentanti nel Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), hanno scelto nella stragrande maggioranza uomini, ad eccezione del Presidente della Repubblica, che ha invece nominato due donne.

Da ultimo, ma nel senso di last but not least, il Comitato monitorerà anche “in che modo i media parlano dell’universo femminile e lo rappresentano”, dichiara Fiorella Kostoris, economista e presidente del Comitato stesso, segnalando alla stampa chi adotta buone pratiche per tentare di interrompere un “circolo vizioso”, poiché i due aspetti si influenzano a vicenda: dai media, infatti, si colgono perlopiù “solo pochi aspetti antichi e stereotipati delle donne, spesso squalificanti” che rafforzano ulteriormente i pregiudizi negativi esistenti nei confronti delle donne sul lavoro.

gen
18

una volta esistevano i circoli…

Molte volte, peccando forse di troppo qualunquismo e superficialità, si demonizza la Prima Repubblica riducendola ad un grande inciucio fatto da ladri e corrotti senza etica. Al di là di ciò che la stagione di Mani Pulite ha dimostrato e nel merito della quale non è mia intensione addentrarmi, molto c’è da dire sulla trasformazione subita dai partiti e della loro organizzazione interna. Come ho volutamente titolare questo articolo una volta esistevano i Circoli, che rappresentavano la cellula elementare del sistema partito e che svolgeva compiti di enorme importanzae rilevanza. Basti pensare che il primo grande compito dei Circoli, soprattutto quelli territoriali, era di mantenere vivo il rapporto fra il Partito in questione e il territorio, cogliendone le istanze e le aspettative e riportandole in modo organico alle sovrastrutture in modo che le politiche da mettere in atto fossero coerenti con le aspettative dell’uomo della strada. Secondo grande compito dei circoli era quello di fare formazione politica e di permettere a chiunque volesse impegnarsi, ad ogni livello, in politica di avere quel minimo di cultura e conoscenza che ne avrebbero fatto un esponente locale quantomeno culturalmente preparato. Oramai i circoli di partito stanno scomparando, i grandi partiti che una volta li avevano (vedasi AN e PDS per esempio) li stanno smantellando e i nuovi partiti non reputano importante averne. Mi si permetta di trattare brevemente un terzo punto, non direttamente collegato ai Circoli, ma sicuramente al nuovo modo di fare politica e cioè il fatto che abbiamo sempre più eletti che saltano la fase di formazione ed esperienza “embrionale” sul territorio fatta di consigli circoscrizionali, comunali e regionali ma che vengono a 30 – 35 anni catapultati in parlamento per meriti oscuri ai più.
Per concludere, “alla fine della fiera”, diventa, penso, inutile chiedersi perchè davanti ai nostri occhi abbiamo sempre più una classe politica culturalmente impreparata, che ha perso il contatto con l’elettorato e il territorio e che sembra improvvisi cercando di barcamenarsi alla conquista della mezza legislatura che apre le porte del vitalizio…

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