L’11 gennaio è stato presentato alla stampa a Roma il Comitato “Pari o dispare”, nato il 19 dicembre 2009 con il fine di promuovere la parità tra uomo e donna nel mondo del lavoro per favorire, sulla base della “meritocrazia”, lo sviluppo di una società con maggiore equità, efficienza e crescita per tutti (quindi non solo delle “carriere” delle donne): di uno sviluppo, cioè, inteso in termini di benessere collettivo.
Mentre, infatti, secondo Emma Bonino, presidente onoraria del Comitato, in Italia ancora “Si nasce pari e si diventa dispare”, in molte realtà all’estero, come spesso accade in materia di pari opportunità, si va nella direzione opposta: l’8 gennaio 2010 il settimanale The Economist ha positivamente titolato “We did it!” (“Ce l’abbiamo fatta!”) la notizia che le donne hanno raggiunto e superato la metà della forza lavoro negli Stati Uniti, commentando che nei paesi in cui si continueranno ad “ignorare” i benefici in termini sociali di questo dato “si pagherà un alto prezzo in termini di spreco di risorse umane e di frustrazione della popolazione”.
In Italia, al contrario e per citare solo alcuni dei più rilevanti dati attuali, il tasso di occupazione delle donne è il più basso dell’Unione Europea ad eccezione di Malta e siamo ancora molto lontani dal target di Lisbona del 60% per l’occupazione femminile. Secondo la classifica del c.d. gender-gap redatta dal World Economic Forum, poi, ci troviamo “al 72° posto per la disparità uomo-donna, al 96° per partecipazione e opportunità nell’economia, all’88° per partecipazione al lavoro, al 91° per reddito da lavoro”. Non solo, nel nostro paese lavora meno di una donna su due (al Sud meno del 30%!) e mediamente, a parità di qualifica e incarico, una donna è pagata un quinto in meno di un collega uomo.
Tuttavia, il più grave problema italiano è quello della scarsissima presenza femminile in posizioni c.d. “apicali”, a dimostrazione del fatto che il ben noto “soffitto di cristallo” (detto anche “pavimento di colla”) è ancora lontanissimo dall’essere infranto e che sul lavoro tuttora persiste la c.d. “segregazione verticale”, così come del resto anche quella “orizzontale” (cioè per “materie di competenza”), considerati i pressoché quasi inesistenti “incarichi” a donne in settori tipicamente maschili quali, per esempio, l’economia e la finanza.
Che si propone, quindi, il neo costituito Comitato di cui fanno parte donne, uomini e associazioni convinti della necessità di operare in tal senso per raggiungere la parità nel mondo del lavoro sulla base della meritocrazia?
Intanto quello di essere una specie di “Authority” di riferimento e di “monitoraggio e sorveglianza” contro le discriminazioni di genere, considerato che, nonostante la Direttiva europea n. 54 del 2006 (sull’attuazione del principio delle pari opportunità e della parità di trattamento fra uomini e donne in materia di occupazione e di impiego) prevedesse espressamente l’istituzione di una Agenzia pubblica indipendente, quest’Agenzia, in Italia, manca.
Ovviamente il Comitato “Pari o dispare”, non essendo dotato di poteri istituzionali, applicherà la c.d. “moral suasion” ed il principio “comply or explain” (rispettare le pari opportunità dando giustificazioni sul perché ciò non viene fatto), già utilizzato all’estero: chiederà cioè, sia alle aziende private che alle pubbliche amministrazioni, di spiegare perché sono o non sono state cercate, assunte o promosse le donne. Dopodiché, come avviene per altri fini in occasione della festività della Befana, per premiare chi ha adottato pratiche e politiche “virtuose”, cioè di rispetto delle pari opportunità, ogni anno il Comitato consegnerà ai premiati una moneta da un euro di cioccolata e a chi invece discrimina le donne verrà consegnata della carbonella zuccherata.
Quest’anno per la prima volta il premio dell’euro di cioccolata è stata assegnato a Susanna Cenni, ex assessore alle Pari Opportunità della Regione Toscana, che ha promosso l’approvazione della legge regionale n. 16/2009 sulla “cittadinanza di genere”, che si pone l’obiettivo, per la regione, di “rimuovere ogni ostacolo che si frappone ad una piena parità di genere nella vita sociale, culturale ed economica” prevedendo idonei strumenti di supporto quali, ad esempio, “analisi di genere” e “bilancio di genere”. Il carbone di zucchero è stato invece assegnato a varie istituzioni che, per la nomina dei propri rappresentanti nel Cnel (Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro), hanno scelto nella stragrande maggioranza uomini, ad eccezione del Presidente della Repubblica, che ha invece nominato due donne.
Da ultimo, ma nel senso di last but not least, il Comitato monitorerà anche “in che modo i media parlano dell’universo femminile e lo rappresentano”, dichiara Fiorella Kostoris, economista e presidente del Comitato stesso, segnalando alla stampa chi adotta buone pratiche per tentare di interrompere un “circolo vizioso”, poiché i due aspetti si influenzano a vicenda: dai media, infatti, si colgono perlopiù “solo pochi aspetti antichi e stereotipati delle donne, spesso squalificanti” che rafforzano ulteriormente i pregiudizi negativi esistenti nei confronti delle donne sul lavoro.